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Nella Terra di Mezzo.


Cazzo.

Dopo una delle tante giornate lavorative che ti succhiano l'anima dal buco del culo, torno a casa, mi sparo una doccia fredda ed esco per sorseggiare un caffè di merda, circondato dalla popolazione giovanile che infesta il mio bel paesotto.

Sono le 23 di un sabato come tanti altri.

Il bar è ripieno di ragazzi sulla ventina, tutti pronti per una serata a base di house music, figa fresca e coca tagliata male.

Mi accomodo fuori, pacco di sigarette alla mano e solitudine a condire il tutto.

Lascio che il flusso caotico di tutto quel ciarpame giunga alle mie orecchie, curioso di perdermi nei cosidetti "cazzideglialtri".

Ascolto e fumo, sorseggiando pessimo caffè.

Parlano di niente, ridono del nulla, aspettano qualcosa, forse.

Sono semplicemente lì, in attesa, eccitati e deliranti.

Vedo giungere un paio di famiglie a passo spedito.

Madre, padre e un paio di minuscole creature.

Si siedono al tavolo alla mia sinistra e ordinano un paio di gelati, una birra ed una Fanta.
Consumano in silenzio, lanciando occhiate a destra e manca.

Persino le piccole creature restano mute, leccando i gelati in mistico raccoglimento.
Ho a sinistra una famiglia come tante e alla destra ragazzi come tanti.

Sono lì, fermo nella Terra di Mezzo dell'esistenza, nel limbo che separa l'adulto dal giovane, la responsabilità dalla spensieratezza, l'impegno dalla leggerezza.

Continuo a fumare, ascolto, mi perdo.

L'equilibrio è nelle sfumature, dicono.

Allora, che senso ha tutto questo grigiume?

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