Alcune volte osservo le persone che mi circondano. Prima mi riusciva più naturale, mentre adesso devo sforzarmi per concentrarmi sul singolo individuo, visto che la maggior parte delle volte quello che contemplo può definirsi semplicemente come una fiumana incolore ed indefinita di volti, voci, profumi e colori. Lascio che questa valanga di carne sconosciuta mi sommerga, soffocandomi ed irritando pesantemente il mio non più giovane scroto, provando un miscuglio malsano di repulsione e curiosità, complicità e totale estraniamento. Difficilmente riesco a non portarmi dietro una strisciante sensazione di malessere, una minuscolo e celato impulso d'avversione che mi accompagna per il resto della giornata, spaparanzato sullo stomaco come un grassissimo figlio di puttana. Sorrido, parlo, saluto in maniera distratta, stringo mani e aspetto.
Un giorno è capitato d'aver bisogno della paura per tirare avanti, paura e indignazione. Uno o più cazzo di nemici da detestare e verso cui scagliarsi con veemenza, urlando, sbavando, sicuramente dalla parte giusta . Con occhiate furtive e velenose, osservare il mondo e tirare un porcone. Facile, veloce e indolore. Tutti a casa propria, che siano macerie o palazzine vomitate nel buco del culo più periferico e dimenticato. Tutti a casa propria, trastullando cazzi stanchi ma inutili, che su Facebook ne trovi di troioni/e "tutti casa (propria) e chiesa (a casa loro)". Basta solo un pizzico di paura e l'ira sale per non mollarci più. Click!
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